26/07 - 31/07/2016

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Il silenzio che racconta la vita... I pellegrini italiani ad Auschwitzs

2016-07-29 / Rzym


"Solo chi varca quei cancelli può comprendere le emozioni e le sensazioni che viviamo noi oggi”. Un gruppo di pellegrini italiani fa visita al campo di  Auschiwtzs Bikernau per rendere omaggio a tutte le vittime dell'Olocausto.

Un treno, dei binari e un viaggio. Strade che nel secolo scorso conducevano all' orrore e condannavano per sempre milioni di persone innocenti. Una furia violenta si era abbattuta su quell' Europa ed oggi, di tanta crudeltà, rimangono quei luoghi simbolo che resistono al tempo, celebrandone la memoria.
Auschiwtzs Bikernau è uno di quelli. Il silenzio e la preghiera ormai abitano questi posti dove per anni invece tuonarono urla di disprezzo e violenza, pianti che imploravano un pò di pace e pietà, il desiderio di uscire da un lager che aveva tolto a milioni di persone la dignità umana, il dolore di chi desiderava la propria casa, tornare alla propria vita.

In molti durante questi giorni di pellegrinaggio a Cracovia hanno deciso di mettersi in viaggio verso Auschwitzs per rendere omaggio a quanti sono stati vittime di tanta furia crudele, portando su quei luoghi di morte una preghiera corale, che si innalza lodando la vita. Stesse strade, stessi binari, su treni certamente diversi. Il viaggio di andata e un continuo immaginare quello che fu il viaggio dei tanti corpi ammassati su vagoni bui che portavano a luoghi sconosciuti la cui violenza nessuno di loro avrebbe potuto immaginare. Lungo tutta la strada i pellegrini oggi rimangono attaccati ai finestrini ad osservare paesaggi simili a quelli dei film visti piu volte in tv. Qualcuno chiacchiera, qualcun altro legge e qualcun altro ancora probabilmente non riesce a realizzare la meta scelta al mattino.

Poi appare un cancello grande e quella famosa scritta " Il lavoro nobilita l' Uomo". Le parole lasciano il posto al silenzio. Il percorso di molti diviene un unico cammino. Tanti pensieri abitano la mente e il cuore dei tanti giovani pellegrini, ma nessuno ha voglia di parlare. Lungo tutto il tragitto tra blocchi e baracconi, filo spinato e camere a gas, ancora binari e muri di esecuzione, tanti occhi lucidi e sguardi attenti, cercano di comprendere il senso di tutto ciò, chiedendosi il perchè.  Alla fine, però, qualcuno riesce a parlare. "Non riesco a capire come sia stato possibile mettere in atto tutto questo – dice Eleonora - E, ancor di più, non riesco a compredere come qualcuno oggi possa negare la Shoa di fronte a tanta evidenza". Anche Simone della diocesi di Cosenza- Bisignano si rende conto che solo chi varca quei cancelli può comprendere le emozioni e le sensazioni che viviamo noi oggi. "Osserviamo questi luoghi, prima conosciuti solo attraverso i fotogrammi ed i libri di scuola. Qui  tutto è vero, non un racconto. Purtroppo, anche oggi, come allora, assistiamo ad una guerra dell' uomo contro l' uomo che, di fatto, annientando il fratello, annienta se stesso. Il mio pensiero va ai tanti migranti che scappano dalla guerra affrontando il mare in cerca di una vita nuova". Viviana, invece, non riesce a rendersi conto di come si possa costruire una casa per uccidere.  La casa si costruisce per dare la vita. Siamo in molti a Cracovia in questi giorni. Tanti e di nazionalità diverse. Anche allora erano in molti e di nazionalità diverse. Noi siamo qui convocati dal Papa per una grande festa, loro condotti qui in un luogo di morte e violenza. Non riesco a non pensarci !".

La visita si conclude. Uscendo dai cancelli di Bikernau si può dare un ultimo sguardo a quella distesa infinita in cui i mattoni di allora resistono al tempo che passa. E così, lo sguardo si posa su dei fiori di campo colorati. Spuntano dalla terra e colorano un luogo di morte. Rappresentano la vita che rinasce, la vita che va avanti, la vita che vince la violenza e custodisce la memoria. La vita che si chiede "Se questo è un uomo" e,  l' Amore Grande comprende che un uomo vale sempre!

Maria Fedele

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